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Una panoramica storica

L'uomo preistorico conobbe questo mare: lo frequentò venendo dal Circeo, in cerca dell'ossidiana di Palmarola. E lo conobbero i fenici e greci che, dopo aver scoperto Pithecusa (Ischia), si spostarono più a ovest e s'imbatterono in Ventotene e Ponza, lasciandovi tracce di una presenza più intuita che documentata, ma sicura. Dopo di loro queste acque furono percorse da un'altro popolo, gli Aurunci, misterioso d'origine quanto concreto nelle testimonianze che ha lasciato.

Questi vennero soppiantati dai romani, che portarono nelle isole espressioni contrastanti: gioia di vivere (le ville) e organizzazione tecnica (gli acquedotti), ma anche il grigiore del confino, creato per la nobiltà dorata, quella che si permetteva infedeltà e relazioni audaci, amicizie particolari ed inimicizie rischiose.

La storia corre rapida: venne il cristianesimo e vennero le punizioni dei cristiani di prima vocazione e di "petto eroico", come li chiamò Giovan Battista Pacichelli: Domitilla, Nereo, Achilleo furono tra i primi a sperimentare il conflitto tra qualità dei luoghi e durezza del martirio, e vennero seguiti da una folta schiera di compagni.

Tra i personaggi più illustri forzatamente relegati a Ponza e dei quali l'intreccio tra pietà, fantasia e riscontri storici ha concorso a perpetuare un vivace ricordo, è San Silverio, venerato patrono dell'isola.

Eletto papa nel 536, inviso a Teodora moglie dell'imperatore Giustiniano, sostenitrice di Antimo, patriarca di Costantinopoli, deposto perchè monofisita (cioè eretico), Silverio rifiutò ogni compromesso. A suo danno furono costruite prove di tradimento (la presunta richiesta d'intervento del goto Vitige per scacciare da Roma i bizantini): Theodora ne ottenne l'arresto e l'invio in esilio nell'isola di Palmaria dove il papa morì l'11 novembre 537.

Con l'antico nome di Palmaria gli autori latini si riferiscono sia a Palmarola sia a Ponza. La conseguenza fu che Silverio, poi canonizzato come martire, trascorse con tutta probabilità il suo esilio a Ponza, ma la leggenda ne collocò il ricordo a Palmarola, che appariva nella sua solitudine, luogo più adatto a sottolineare l'oltraggio ad un pontefice.

Lo "scoglio di San Silverio" a Palmarola accoglie sulla sua sommità una cappellina che la pietà popolare vuole sia sorta sui resti della forzata residenza del santo.

 

 

Tra storia e leggenda

All'isola Omero dette, forse il primo nome "eea", da eos, un nome dell'aurora.

Dopo omero vennero altri leggendari, come Apollio, Strabone, e Virgilio che la chiamarono l'isola di Circe. Nel libro di Giovanni Boccaccio essa è vista come un porto dimenticato da tutti, perché distante dalla terraferma. Era considerata un posto dove gli abitanti erano pigri e si lasciavano affascinare dalle fanciulle. Le leggende ci dicono che la maga circe trasformò gli uomini in animali e le donne in sirene, perché dovevano svolgere un determinato lavoro: attirare i navigatori per farli cadere in trappola. Circe per regnare da sola, uccise il marito e fuggì con il carro del sole nell'isola di Ponza.

Omero racconta che Ponza era la dimora della maga Circe, la quale voleva trattenere Ulisse e la sua truppa. Era luogo di domicilio per quelli che avevano commesso reati contro lo stato, per le donne indesiderate e per i cristiani perseguitati. Molti secoli dopo divenne, per un periodo, luogo di penitenza per i nemici dei Borboni. Nel periodo fascista era diventata luogo di confino per alcuni uomini politici avversi al regime che era al potere. Vi dimorò anche Giulia, la figlia di Augusto, che, poi, fu portata in una villa di Ventotene, perché implicata nelle congiure contro la sua matrigna, Livia Drusilla.

La storia 2
Rada del porto
Scoglio Ravia
Banchina del  porto
Scoglio di S.Silverio